Il tennis è diventato tutto uguale?

Un'analisi grafica dell'omologazione delle superfici nel tennis.

Aprile 2026

Erba Cemento Terra

La terra rossa è la superficie più lenta del circuito: la terra rallenta molto la pallina, facendola alzare molto dopo il rimbalzo.

Il cemento ha un rimbalzo regolare e a media altezza, che permette ai giocatori di giocare una palla più piatta e con meno topspin.

Sull'erba la palla ha un rimbalzo basso e rapido, con la palla che schizza appena rimbalza, tenendo una traiettoria bassa.

Una palla che rimbalza alta e con tanta rotazione (topspin) porta i giocatori lontano dalla linea di fondo, allungando gli scambi.

È la superficie su cui si gioca di più, e quella più regolare: permette ai giocatori di stare vicini alla linea di fondo e di giocare una palla più piatta.

È la superficie su cui si gioca meno, e quella che alcuni giocatori saltano totalmente: non tutti sanno giocare su erba.

↔ Trascina lo slider sotto per confrontare le superfici

L'esistenza di superfici così diverse ha portato, nel corso dei decenni, allo sviluppo di giocatori specialisti su alcune superfici: c'era chi sapeva giocare bene "da fondo" e prediligeva la terra, e chi invece amava sfruttare la velocità dell'erba facendo serve&volley ad ogni punto.

Negli ultimi 10-15 anni, però, nella comunità di appassionati si discute sempre più di una 'omologazione' delle superfici: i giocatori giocano tutti da fondo con molto topspin e il serve&volley è scomparso dal circuito (almeno fino a qualche anno fa), perché oggi le superfici sono tutte simili e quindi il modo di giocare può essere uno solo. È davvero così?

Jeff Sackmann, creatore del sito TennisAbstract, ha ideato un modo per misurare la velocità dei diversi tornei: il surface speed rating. Questo indice supera il problema che, se avessimo due giocatori molto forti al servizio, a prescindere dalla superficie ci ritroveremmo con un numero di ace o servizi vincenti molto più alto del normale.

Il surface speed rating funziona così: per ogni partita, il modello stima quanti ace il servitore avrebbe fatto su una superficie teoricamente neutra - la media del tour in quell'anno - contro quel particolare avversario. Questo numero atteso tiene conto della qualità del servitore, della capacità di risposta del ricevitore, e di come entrambi si comportano storicamente. Poi confronta l'atteso con gli ace realmente prodotti. Se Wimbledon genera più ace del previsto, il suo rating sale sopra 1. Se il Roland Garros ne genera meno, il suo rating scende sotto 1. Il risultato è un numero indicizzato: 1 è la media del tour in quell'anno. Un rating di 1.25 significa che su quel campo vengono prodotti il 25% di ace in più del previsto; 0.75 significa il 25% in meno.

Ogni cerchio è un torneo. Più è alto il valore del rating, più ace sono stati registrati rispetto al previsto.

Passa il mouse o clicca su un cerchio per conoscere il suo rating.

In alcuni casi le tre superfici si sovrappongono: alcuni tornei su terra sono più veloci di tornei sul cemento (l'altitudine, per esempio, aumenta la velocità e favorisce gli ace), mentre l'erba è mediamente la più veloce.

Tranne per qualche eccezione (il torneo di Rio de Janeiro è sopra l'atteso, Indian Wells è un cemento molto lento (a causa dell'umidità), vediamo una situazione che potevamo immaginare: la terra è comunque piuttosto lenta, il cemento - nonostante molta differenza al suo interno - è la superficie 'media' e l'erba continua ad essere la più veloce.

Un solo anno, però, ci aiuta poco a capire se effettivamente c'è un'omologazione delle tre superfici: per capire se la tesi regge, allarghiamo l'analisi agli ultimi trent'anni.

Ace rate aggiustato per la qualità dei giocatori, indicizzato alla media del tour (1 = media annuale). Misura la velocità fisica della superficie.

Nel corso degli anni, le tre linee non convergono: l'erba e il cemento sono in modo costante più veloci della terra. L'ace rate, invece, mostra come si serve sempre meglio: se nei primi anni Novanta si faceva un ace circa ogni 15 punti, negli ultimi anni succede ogni 10 punti.

Ma la terra non si è velocizzata (continua a essere la solita superficie: un mix di mattoni e terracotta), sono cambiati i giocatori: più forti fisicamente, più bravi tecnicamente e, soprattutto, con delle racchette che permettono di tirare più forte (e quindi di fare più ace).

Chi sostiene la tesi dell'omologazione delle superfici porta come argomentazione la durata media degli scambi: per vedere se oggi si gioca in modo uguale si dovrebbe misurare quanto è lungo ogni scambio, invece di guardare semplicemente agli ace o a una misura derivata dagli ace.

La dimensione dei pallini è proporzionale al numero di partite registrate nel Match Charting Project per quell'anno e quella superficie.

Il trend della durata degli scambi sembra effettivamente portare a una convergenza: sul cemento e sull'erba gli scambi sono più lunghi rispetto agli anni Novanta, avvicinandosi ai numeri della terra. A cosa è dovuto questo cambiamento?

Secondo Sackmann, la risposta è semplice: le corde in poliestere. Il poliestere, introdotto nelle corde delle racchette negli anni Novanta, garantisce più topspin e potenza: i giocatori colpiscono la palla imprimendo molta rotazione, mantenendo però la sicurezza che la palla scenda prima della linea di fondo (il cosiddetto effetto Magnus).

Questo permette a chi colpisce di imprimere molta potenza mantenendo comunque un discreto controllo, con un risultato finale evidente a chi confronta il tennis di oggi con quello del passato: più scambi da fondo in cui la palla viene colpita 'violentemente' e scambi più lunghi. Unite questi ingredienti al miglioramento della preparazione atletica, tecnica e fisica degli atleti (visibile in tutti gli sport negli ultimi anni) e otterrete il tennis moderno.

Metodologia

Fonti: Tennis Abstract e il progetto Match Charting Project di Jeff Sackmann sono stati il cuore di questo articolo. Il progetto MCP è gestito da volontari che registrano per ciascuna partita i dati relativi a punti, servizi, scambi. Essendo un progetto volontario, non tutte le partite sono mappate e questo si potrebbe rispecchiare nella mancanza di alcuni dati (per esempio sull'erba negli anni Novanta).

Testi: Danilo De Rosa

Codice: Danilo De Rosa, con il supporto di Claude Code.

Si ringrazia Salvatore Tramontano per l'aiuto e i consigli.